martes, 23 de junio de 2009

Anita Alanda de Alloa (1921 †1984)


Anita nació el 12 de abril de 1921 en la localidad santafesina de Colonia Margarita. Sus padres fueron Bartolomé Alanda y Irene Bianciotti, ambos hijos de inmigrantes piamonteses afincados en la Argentina, los primeros desde 1882 y los segundos, a partir de la década siguiente. Fue bautizada el 15 de mayo de 1921 en la Parroquia San Vicente de Paul del pueblo de San Vicente y fueron sus padrinos su abuelo paterno Bartolomeo Luigi Alanda (1850-1929) y su abuela materna Maria Rosa Montarsino (1886-1964). Seis fueron los hermanos que le siguieron: Bartolomé Segundo, Mariquita, Miguel, Ida Magdalena, Fermín y Agustín. Los primeros años de su infancia transcurrieron en el campo y concurrió a la escuela de su pueblo, donde enseñaba a leer y escribir su tío Bautista Alanda. Para evitar que la niña debiera ir y venir entre su casa y la escuela, como lo hacían muchos otros hijos de campesinos, sus padres habían conseguido que su tío el maestro y su mujer, Lucía Dechiara, la tuvieran en su casa. Aquellos años transcurridos bajo el riguroso control de la autoritaria tía no dejaron en Anita muy agradables recuerdos. Pero la dura disciplina a que había sido sometida acabó pronto, cuando sus padres, tras la llegada de otros hijos, requirieron de su ayuda en la casa. Y así fue como poco a poco Anita fue transformándose, para sus pequeños hermanos, en una segunda mamá. Dar de comer, cambiar pañales, acunar y otras tantas tareas domésticas serían su permanente ocupación hasta pasado el año 1930, cuando ya la familia no aguardaba la llegada de otro niño. Esta primera etapa de su vida, que transcurrió entre Colonia Margarita y San Vicente, culminó cuando sus padres, después de un breve paréntesis en Campo Quiñones, se radicaron en San Martín de las Escobas. Algunos años más tarde, sus salidas dominicales consistirían principalmente en ir a la Iglesia San Martín de Tours, donde después de oír misa, se reunía con otras jovencitas con quienes compartía orgullosamente el título de Hija de María. Pero los sábados también se iba al danzante y en una de esas ocasiones Anita conoció a Ricardo.

Vino entonces el loco amor, y pocos meses transcurrieron antes de que se casaran...


Ricardo Alloa (1919 †1982)


Ricardo fue el ultimo de los diez hijos de Domenico Alloa y Margarita Odetti. Nació el 4 de junio de 1921 en Cañada Rosquín, Provincia de Santa Fe, Argentina. Veintidos años lo separaban de su hermano mayor Victorio (1897-1973). Fue bautizado el 10 de agosto de 1919 en la Iglesia San Martín de Tours de San Martín de las Escobas y fueron sus padrinos su hermano mayor y María Cecilia (1903-1984), la mayor de sus hermanas. Los primeros años de su infancia transcurrieron en el campo y tras un corto periodo en que concurrió a la escuela de su pueblo, fue colocado en el pensionado del Colegio La Salle Jobson de Santa Fe, bajo la tutela de su hermano Victorio, por entonces ya casado y afincado en Santo Tomé. Ricardo no guardaba buenos recuerdos de aquellos años de pensionado, durante los cuales había adquirido una imagen bastante negativa de los religiosos, a excepción de uno de ellos, que le enseñaba canciones francesas y a quien recordaba con afecto. Al encierro de la vida de colegio se sumaba por cierto el estar lejos de sus padres y hermanos, de su casa. Varias fueron las tentativas de fuga pero tan pronto llegaba a Santo Tomé, a casa de su hermano, indefectiblemente éste lo llevaba nuevamente al pensionado religioso. Hasta que un día, regresó al colegio y calculando el tiempo que Victorio emplearía para hacer unas diligencias en la ciudad, tomó un tranvía que lo llevó hasta la salida de la ciudad y allí esperó a que pasara su hermano y se detuviera en el control policial... Nunca mas regresaría al colegio La Salle Jobson. Ricardo tenía entonces entre once y doce años.

Vendrían entonces los primeros años de amorosa dedicación a la tierra, de libertad, de viajes, a los que les siguieron tantos otros como tuvo su vida, pues todo eso fue siempre Ricardo: un amante de la tierra, un ser libre, un eterno viajero. Le apasionaban además los automóviles, que pronto aprendió a conducir...

La Saga degli Alloa


Inizierò dicendo che sono Hugo Alloa, figlio di Ricardo Alloa e di Anita Alanda; nipote di Domenico Alloa, Margarita Odetti, Bartolomé Alanda ed Irene Bianciotti; pronipote di Giovanni Vincenzo Alloa, Maria Rosa Molineris, Giovanni Odetti, Margherita Vignolo, Bartolomeo Luigi Allanda, Francesca Carignano, Michele Giuseppe Bianciotti e Maria Rosa Montarsino; pronipote di secondo grado di Bartolomeo Alloa, Margherita Vittoria Viroglio, Michele Antonio Molineris, Teresa Maria Osella, Antonio Odetti, Giovanna Farca, Matteo Vignolo, Maria Margherita Salvai, Giovanni Alanda, Margherita Morello, Giuseppe Carignano, Teresa Pignata, Antonio Bianciotto, Giacinta Macario, Antonio Montarsino ed Irene Alessina Oggiante; pronipote di terzo grado di Giovanni Vittorio Alloa, Maria Gerolama Rosso, Domenico Viroglio, Maria Accastello, Giuseppe Molineris, Maria Rosa in Molineris, Giovanni Battista Osella, Caterina in Osella, Giovanni Domenico Farca, Filiberto Vignolo, Anna Maria Revellino, Bartolomeo Alanda, Luigi Morello, Pietro Carignano, Luigi Bianciotto, Maria Suppo, Giuseppe Macario, Francesca Nada, Giovanni Battista Montarsino, Maria Ferrero, Felice Odiante e Maria Bergero; pronipote di quarto grado di Bartolomeo Alloa, Lucia Maria Alberto, Michele Antonio Rosso, Margarita Lera, Sebastiano Viroglio, Maria Magdalena Morello, Michele Antonio Molineris, Giovanni Antonio Farca, Maria Molar, Domenico Vignolo, Lucia Druetta, Matteo Revellino, Marie Gros, Giuseppe Allanda, Ursula Scaglione, Orazio Montarsino, Antonina Masero ed Antonio Ferrero; pronipote di quinto grado di Pietro Giuseppe Alloa, Domenica Maria in Alloa, Giovanni Francesco Alberto, Bartolomeo Lera, Filiberto Vignolo, Teresa in Vignolo; pronipote di sesto grado di Giuseppe Alloa e Caterina in Alloa; pronipote di settimo grado di Giuseppe Pietro Alloa y Maria Margherita in Alloa; pronipote di ottavo grado di Bartolomeo Alloa e Lucia in Alloa; pronipote di nono grado di Giorgio Alloa e Margarita in Alloa; pronipote di decimo grado di Bartolomeo Alloa e Maddalena in Alloa; pronipote di undicesimo grado di Tommaso Alloa ed Anna Maria in Alloa; e pronipote de dodicesimo grado di Pietro Alloa...

L'idea delle mie ricerche storico-genealogiche va senz'altro ricercata negli anni della mia prima infanzia, trascorsa nella provincia di Santa Fe, Argentina, dove circa settanta anni prima si erano stabiliti i miei bisnonni paterni e materni. Erano i primi emigrati da Vigone (TO) e i secondi da Cavallermaggiore (CN), tutti quanti attratti dalla promettente pampa argentina.

Benché in quel periodo della mia fanciullezza non sapessi ancora nulla, o quasi, delle origini dei miei antenati, mi sentivo già da allora incuriosito e nello stesso tempo attirato da quella strana lingua che sentivo parlare tra i miei nonni e i miei genitori. Quella lingua, che a volte cercavo di adoperare anch'io, mi era stata per così dire vietata, poiché mia madre temeva che mi succedesse lo stesso che a lei in passato, quando all'inizio della scuola elementare, gli altri bambini la deridevano per il suo accento. Eppure quell'idioma, benché soppiantato dallo spagnuolo e in queste parole anche dall'italiano, ha sempre tenuto duro, anzi mi è sempre rimasto in fondo al cuore e da lì talvolta risale fino alle mie labbra per dire frasi che, ormai, sono l'unico a comprendere...

Cola lenga pien-a 'd dosseur e 'd carësse, s'i l'eve pa ancora andovinàlo, a l'è ël piemontèis...

Con il trascorrere del tempo, questo piemontese, in cui sentivo da sempre riecheggiare tante cose antiche, ha fatto sí che io desiderassi sempre più conoscere la storia dei miei avi, il loro stile di vita, i loro costumi, i loro mestieri, sapere insomma se le cose fossero state quali io me le immaginavo. Inoltre, le fotografie dei nonni e lo stemma di famiglia tramandato da generazione in generazione e venuto a finire in Argentina non bastavano ad appagare questa mia smania di conoscenza... Così la ricerca genealogica, anche se non del tutto soddisfacente e per di più piena di difficoltà per chi vive lontano dai luoghi di origine e deve aspettare settimane e settimane per ricevere una risposta che non sempre è affermativa, mi è sembrata il mezzo più adatto per raggiungere il traguardo che mi ero proposto...

Le storie degli Alloa e degli Allanda che mi accingo a raccontarvi si svolgono in due posti estremamente distanti l’uno dall’altro. Quelle più immediate, vissute in Argentina, iniziarono nel 1882 con l'arrivo a Buenos Aires del mio bisavolo paterno Giovanni Vittorio Domenico Alloa, proveniente da Vigone e imbarcatosi a Bordeaux, Francia, e nel 1883, anno in cui giunse anche in Argentina il mio bisavolo materno Bartolomeo Luigi Allanda, oriundo di Cavallermaggiore. Da lì in poi, le loro vite e quelle dei loro discendenti trascorsero principalmente a Cañada Rosquín e San Martín de las Escobas, due paesi della provincia di Santa Fe… La storia di quegli altri Alloa ed Allanda che non dovettero emigrare risale invece al Medioevo ed è da questa più antica storia che inizia questa ricerca genealogica.

Hugo Alloa

Il Chierico Luigi Ghione (1850 †1874)


Il chierico Ghione Luigi del fu Giacomo e della fu Allanda Antonia, nacque nel distretto della Parrocchia dei SS. Michele e Pietro in Cavallermaggiore il 12 ottobre 1850. Figlio di poveri, ma onesti e pii genitori, fin dai più teneri anni ebbe un amore speciale allo studio ed alla preghiera, che coltivò nel miglior modo compatibile all'umile suo stato. Cogli anni cresceva in lui lo spirito di preghiera e il desiderio di accostarsi spesso ai SS. Sacramenti specialmente alla santa Comunione che riceveva immancabilmente per lo meno ogni domenica, con non comune edificazione degli astanti. Seutivasi viva propensione allo stato religioso, anzi a farsi missionario, disposto, egli diceva, di spendere la vita per portare la fede nelle regioni degli infedeli, e qualora ne fosse stato volere del cielo, anche morir martire di Gesù Cristo. Con tali pensieri domandò d'essere {14 [180]} accolto noli, Oratorio di s. Francesco di False', colla speranza di poter quivi far qualche studio, attendere alla pietà, ed a suo tempo mandar ad effetto i santi suoi disegni. Accolto nell'Oratorio al, 1° di Maggio 1869, diede tosto prove non ordinarie di virtù. Fu costantemente ammirato per la sua prontezza nell'obbedire, per la sua umiltà e per la carità verso a Dio e verso al prossimo. I superiori avendo conosciuto il suo vivo desiderio di far gli studi, vollero appagarlo. Ma prima venne messo a lavorare in refettorio, nel quale ufficio dimostrò esattezza e pazienza, da rendere a tutti manifesto come in ogni cosa egli cercava unicamente la gloria di Dio.

Nelle ore che gli altri si ricreavano od uscivano a passeggio, egli soleva recarsi a far visita al SS. Sacramento, di poi si occupava a leggere, studiare, o si esercitava nella composizione. A tanta propensione e a sì belle apparenze di riuscita gli si affidò altro uffizio in cui avesse maggiore comodità di applicarsi alla scuola ed allo studio. Gli venne dato il servizio di portinaio, che tenne per due anni. Fu allora che si conobbe il nostro Luigi essere dotato di non ordinario ingegno. In bieve tempo potè completare il corso di lingua italiana, progredire in vani rami scientifici accessori, imparare la lingua latina cogli altri studi richiesti per la vestizione chiericale. Di quanta gioia fosse inondato il suo cuore quando si vide indossata la sospirata divisa chiericale, solo Dio può conoscerlo.

A questo punto depose il pensiero di farsi missionario o di appigliarsi ad una cosa più che ad un'altra; ma si consacrò per tutta la vita alla {15 [181]} Congregazione Salesiana, disposto a far quanto i superiori gli avessero assegnato. Io son persuaso, diceva, che dandomi all'educazione della gioventù, potrò accumulare lo stesso tesoro di meriti per l’ anima mia egualmente che se mi portassi tra gl'infedeli. Nel primo anno del chiericato il Superiore lo mandò nel collegio di Borgo a. Martino, affinché svincolato da ogni occupazione materiale, potesse attendere esclusivamente allo studio ed usarsi speciali riguardi alla sua sanità, che cominciava manifestarsi cagionevole. Quale sia stato il tenore di vita tenuto durante quella sua dimora, ce lo descrive in poche parole il sac. G. Bonetti Direttore del Collegio. Ill chierico Luigi Ghione, egli scriveva, era un modello di pietà, e come tale veniva stimato non solamente dai suoi confratelli, ma dagli stessi convittori che n' erano edificati. Divotissimo del SS. Sacramento si era fatto una raccolta di libri, che ne trattavano, e li leggeva con molta avidità, ancorché tormentato da un quasi continuo mal di capo. Era difficile che al mattino lasciasse la santa Comunione, e quando non lo si vedeva alla sacra mensa, si era certi che ne era impedito dalla malferma sua sanità. Dopo la sua morte si è trovato tra le sue carte un quaderno di poesie, tutte in lode di Maria, raccolte da varii autori, e scritte di proprio pugno. Egli compiacevasi di dettarle ai giovanetti, e cercar così d'infondere in quei teneri cuori la divozione verso la gran Madre di Dio, e di comunicar loro parte di quella fiamma d' amore per Maria, che gli ardeva in cuore. A fine di meglio giovare alle anime e star più unito con Dio, bramava d'essere ammesso al sacerdozio, laonde {16 [182]} quantunque di sanità male andata, il Superiore permise che ricevesse gli ordini minori, e poscia il Suddiaconato. Egli sperava che in seguito avrebbe potuto ricevere il Diaconato ed il Sacerdozio; ma Iddio aveva decretato altrimenti.

Assalito da alcuni sbocchi di sangue, sopportò la malattia colla rassegnazione de' santi, e spirava la bell'anima nel bacio del Signore il 13 luglio 1874 munito di tutti i conforti di nostra santa Religione, in età d'anni 24.

In questo nostro confratello noi possiamo ammirare un ritratto di s. Luigi Gonzaga, o di s. Stanislao Kosta, e dire di lui ciò che altri già applicava ai suddetti santi, ciòè: Brevi vivens tempore explevit tempora multa. Visse una vita breve, ma piena di molte opere buone, sicché l'anima sua era divenuta oggetto di compiacenza al cospetto di Dio, che la volle chiamare per torla dai pericoli della vita, e, come fondatamente speriamo, metterla al possesso dei veri godimenti del cielo.

in BREVI BIOGRAFIE DEI CONFRATELLI SALESIANI CHIAMATI DA DIO ALLA VITA ETERNA

http://www.donboscosanto.eu/oe/brevi_biografie_dei_confratelli_salesiani_%5B1876%5 D.php

Don Giuseppe Allanda (Parroco dal 1972 al 1993)


Don Giuseppe Allanda nacque a Cavallermaggiore il 25 marzo 1925, divenne sacerdote nel 1948. Nel 1959 venne trasferito alla frazione Fornaci di Beinasco, nella chiesa di Gesù Maestro. Il 15 ottobre 1972 venne nominato parroco di Orbassano, dove morì il 1° giugno 1993. Ottimo pastore, molto sensibile ai problemi dei suoi parrocchiani, molto affabile e generoso. Fu vero Parroco secondo il Concilio Vaticano II. Fu Parroco costruttore: promotore del Centro Religioso e della Chiesa Gesù Salvatore di Pasta, della Chiesa San Giuseppe di Prabernasca di Rivalta, della Chiesa Santa Maria di via Gramsci e aveva nella mente e nel cuore la Chiesa San Giuseppe Benedetto Cottolengo in via Malosnà. Accanto alle opere materiali vanno collocate le numerose iniziative pastorali che videro don Giuseppe sempre entusiasta animatore e promotore. Il carattere gioviale gli permetteva di avere numerosi collaboratori per servire la Comunità con lui. Erano 20 anni e 6 mesi di Parrocchia quando il Signore l'ha chiamato a sé, a collaborare e servire la Comunità cristiana di Orbassano dal Paradiso. Lascia un ricordo indimenticabile.
http://www.parrocchiaorbassano.it/index.phpoption=com_content&view=article&id=50&Itemid=59

ORBASSANO. Aruna Vinci, 22 anni, lunghi capelli neri e un piccolo brillante incastonato nella narice, è rimasta sola ad Orbassano. La nonna, Paola Predebon, la mamma Anuska Maino, sono partite per l' India, per essere vicine a Sonia e partecipare ai funerali di Rajiv. Ha lasciato la villetta dove abita con la famiglia per evitare di farsi largo tra fotografi e giornalisti. Ma accetta di spiegare perché porta quel nome indiano, di difendere la zia da chi, in questi anni, l' ha accusata di consigliare male il marito, di essere una straniera avida e interessata. Di raccontare, insomma, la storia tragica e straordinaria di una ragazza venuta da Orbassano e diventata in ventitré anni un leader politico indiano. Quando mia mamma Anuska era incinta, spiega, era andata in India, dalla zia Sonia. E' stata lei a prepararle un elenco di nomi nel quale scegliere, e i miei genitori hanno preferito Aruna, che vuol dire dea dell' aurora. A quella parentela così importante e scomoda, la famiglia Maino e quella di Nino Vinci, il padre di Aruna, si sono abituate da tempo. Niente nome sulla guida del telefono, basta con le visite di Sonia e Rajiv che, fino ai primi anni Ottanta, davano al grande e sonnacchioso paesone alle porte di Torino argomenti per un' estate intera. Racconta ancora la nipote di Sonia Maino: Parlando con mio cugino Rahul ho capito quelle cose che nelle telefonate intercontinentali è difficile dire: che la campagna elettorale in India era difficile e pericolosa e che, ciò nonostante, lo zio Rajiv era deciso a riconquistare il posto che tocca ai Gandhi, alla guida del suo paese, approfittando di un momento di difficoltà del partito che oggi è al governo. Com' è mia zia? Una gran donna, una donna innamorata del marito, è chiaro, ma anche una persona aperta, generosa, capace di imparare in poco tempo cose per le quali serve una vita intera. Quando Rahul e Priyanka erano ancora piccoli, spesso dovevano restare con la governante, perché la mamma era in giro per l' India, a portare aiuti nei villaggi più poveri, a lavorare per la Croce Rossa, a battersi per le altre donne di un paese dove, chi nasce femmina ha buone possibilità di non imparare neppure a leggere e a scrivere. Ma i miei cugini non sono di quei ragazzi che vengono su male perché i genitori sono troppo impegnati, al contrario, sanno bene cosa significa il nome che portano. Cosa volesse dire chiamarsi Gandhi lo hanno capito, fin dal ' 63, quando Sonia e Rajiv si sono conosciuti per caso in un ristorante di Cambridge, tutti i Maino, gente semplice, forse un po' burbera ma buona come il pane, come tutti, ieri, raccontavano ad Orbassano. Paola Predebon non sapeva a che santo votarsi quando, per la prima volta, dovette partire per l' India diretta a casa di Indira Gandhi. E Stefano Maino, che aveva resistito benissimo alla campagna di Russia, diventò pallido di colpo quando Sonia, appena rientrata dalle vacanze-studio in Inghilterra, gli disse: Papà, ho conosciuto un ragazzo indiano, è figlio del primo ministro. Lo voglio sposare, anche se tu dici di no. Tutti noi stavamo molto attenti a non far capire ai due fidanzati che eravamo curiosi, ricorda Attilio Donalisio, allevatore e consigliere comunale, Rajiv non andava in cerca di complimenti. Paola, che doveva diventare sua suocera, mi pregò di ospitarlo, gli mostrai le macchine agricole. Non finiva più di stupirsi. In India, mi spiegò, non si usano trattori così, e alla fine ne volle guidare una. Ieri, in chiesa, il parroco Giuseppe Allanda ha pregato per la famiglia Gandhi e per i Maino, il sindaco, Giuseppe Martoccia, ha inviato messaggi di condoglianze e di auguri per le nuove prove che aspettano la ragazza venuta da Orbassano. Lei non ha cambiato idea: Le prime parole che ha detto alla nonna, al telefono, sono state Il mio destino è qui, racconta ancora Aruna. Piangeva, aveva appena perso il marito che adorava, ma non pensava ad andarsene. Ecco perchè dico: una gran donna, mia zia. - di ALBERTO CUSTODERO e VERA SCHIAVAZZI. Repubblica — 23 maggio 1991, pagina 2. 'CHI E' MIA ZIA? UNA GRAN DONNA'. ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/05/23/chi-mia-zia-una-gran-donna.html ... and was puzzled by the Congress party's decision to offer her the leadership. Rev. Guseppe Allanda who had baptised Sonia called for the community to pray for peace following the news of the assassination of Indira Gandhi forced them to live a more sequestered life. Sonia's childhood friend Miss Carolina Santinelli said: It's a difficult situation to have to renounce the leadership. Arun Bhattacharjee, Rajiv Gandhi: life and message of India's second slain prime minister? - Página 153
http://books.google.com.ar/books?q=giuseppe+allanda+gandhi&hl=es&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wp

"She was a little girl raised to respect others", Orbassano priest, Don Giuseppe Allanda, said of Sonia Gandhi, "and still today she cares a lot about the ... Day by Day Account of Rajiv Gandhi, 1944-1991: 1988-1991?
http://books.google.com.ar/books?q=giuseppe+allanda+gandhi&hl=es&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wp

Biografia
Tuninetti Giuseppe (2008) In memorian. Clero della Diocesi di Torino defunto dal 1951 al 2007: vescovi, preti e diaconi. Curricula vitae. Effata Editrice. Cantalupa, TO, Italia.

Los Allanda / Alanda piamonteses y argentinos


Los Allanda de Cavallermaggiore, Cuneo

Las personas a las que nos referiremos se llaman: Pietro Allanda y Francesco Allanda, ambos hijos de Bartolomeo Allanda. La descendencia del primero de ellos es, de lejos, la más prolífica y extensa. Sus exponentes llegan hasta el siglo XXI. De ella proceden los Alanda argentinos. En el actual estado de estas investigaciones no es dado saber si el otro linaje se ha extinguido o si, por el contrario, ha sobrevivido hasta nuestros días a través de mujeres, cuyos descendientes, sean éstos hijos, nietos, bisnietos, tataranietos o choznos, llevarán apellidos diferentes, transmitidos por vía paterna.

Para ver la descendencia de Pietro Allanda (n. 1705), véase Pietro.4 Allanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Francesco Allanda (n. 1715), véase Francesco.7 Allanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Los Alanda de Colonia Margarita, Provincia de Santa Fe

En 1882 y 1883 llegan a la Argentina, procedentes de Cavallermaggiore, Italia, dos primos hermanos: Francesco Allanda (1856, hijo de Giacomo y Margarita Abrate) y Bartolomeo Luigi Allanda (1850 †1929, hijo de Giovanni y Margherita Morello). Ambos se dirigirán a la colonia de inmigrantes de San Carlos, Provincia de Santa Fe, donde sólo el segundo de ellos se radicará por algún tiempo. El primero, Francesco Allanda, pronto se trasladará a San Agustín, donde en 1887 nace su hijo Santiago.

Bartolomeo Luigi Allanda nace en Cavallermaggiore el 1 de julio de 1850. En 1876 se casa con Catterina Carignano (1852 †1880, hija de Giuseppe y Teresa Pignata), con quien tiene a sus dos primeras hijas: Margherita (1876 †1934) y Teresa (1881 †1959). A poco de nacer esta última, Catterina fallece, dejando a Bartolomeo con ambas niñas de muy corta edad. El 29 de mayo de 1881, Bartolomeo Luigi Allanda se casa en segundas nupcias con Francesca Carignano (1857 †1934), hermana de su difunta esposa. En 1882 nace Giovanni Alanda, hijo del segundo matrimonio de Bartolomeo Luigi.

En 1883, Bartolomeo Luigi, su esposa Francesca y su hijo Giovanni (Juan) abandonan Cavallermaggiore y emigran a la Argentina. Según los recuerdos de Fermín Alanda (1928 †2006), su abuelo Bartolomeo Luigi Allanda trabaja, en los primeros años de su permanencia en San Carlos, como empleado de un molino harinero. Entre 1883 y 1887 nacen en dicha colonia sus tres hijas: Josefa (1884 †1933), Catalina (1885 †1913 ca) y Antonia (1887 †1957). Entre 1887 y 1888, con los ahorros que ha logrado realizar, Bartolomeo Luigi compra un campo en Colonia Margarita, donde se radica definitivamente. Allí nacen los siguientes once hijos: José (1888 †1917), María (1890 †1974), Melchor (n. †1891), Marcos (1891 †1963), Bautista 1 (n. †1892), Bautista 2 (1893 †1969), Jorge (1895 †1957), Bartolomé (1897 †1980), Luis (1898 †1973) y Francisca (1899 †1973).

Margherita y Teresa Alanda, hijas de Bartolomeo Luigi y su primera mujer Catterina Carignano, se casan respectivamente con los hermanos Giuseppe y Domenico Panero, hijos de Martino y Teresa Meinardi. Giuseppe y Domenico, nacidos en Savigliano (Cuneo), se encuentran radicados en San Jorge, Provincia de Santa Fe, donde viven actualmente los descendientes del segundo de ellos. Por el contrario, Giuseppe y su esposa Margherita se afincan en Leones, Provincia de Córdoba, donde nacerán todos sus hijos.

Para ver la descendencia de Margherita Alanda de Panero (1876 †1934), véase Margherita.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Antes de proseguir, desearía decir que en 2002 tuve la dicha de conocer –aunque, como ya veremos, no fue exactamente así– a las primas Panero de Leones de quienes tanto hablaban mi abuelo Bartolomé y mi madre Anita, y a las que, siendo yo niño, habíamos ido a visitar... Si el recuerdo había permanecido vivo en mí, confieso que el hecho se debía a que al lado de la casa de los parientes a quienes mis padres estaban visitanto aquel día, en un terrerno baldío, había un circo que inmediatamente atrajo mi atención y la de los otros niños, hijos de los parientes de Leones. Sea como fuera, en el año 2002 busqué los números de teléfono de todos los Panero residentes en Leones, pero no fueron necesarios muchos llamados: la primera persona con quien hablé, “Chicha” Panero, reconociendo algún parentesco con los Alanda de San Martín de las Escobas, me orientó hacia “Ñata” Panero de Reiteri, la que a decir de la primera, era la “memoria viva” de la familia... Delia alias Ñata supo de inmediato quién era yo, el hijo de Anita, y me invitó a su casa en Leones. Con Elide Franco de Guerci, otra prima por parte de mi madre, y Derna alias Pochola, viajé entonces a Leones, donde fuimos literalmente agasajados por la dueña de casa, sus hermanas “Chiche” y Adelina, y la viuda de su hermano Leonardo: Catalina Audagna. De pronto comenzaron a fluir los recuerdos, como el de cuando Ñata iba de vacaciones a San Martín de las Escobas y con Anita, mi madre, iban al baile. Ambas tenían entonces unos dicisiete años...

Para ver la descendencia de Teresa Alanda de Panero (1881 †1959), véase Teresa.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Todos los descendientes varones de Bartolomeo Luigi Allanda, incluso el hijo mayor de su segundo matrimonio, Giovanni (Juan) Alanda, nacido en Italia, se afincan en Colonia Margarita y zona aledaña. Curiosamente, Hilario Alanda, sexto hijo de Giovanni (Juan), es el único de los nietos de Bartolomeo Luigi que, después de vivir en Colonia Margarita, se radica definitivamente en San Carlos Centro, lugar donde había vivido su abuelo en los primeros años. Allí Hilario se casa con Celina Imoff, y allí siguen viviendo sus hijos y nietos.

Para ver la descendencia de Giovanni (Juan) Alanda (1882 †1946), véase Giovanni.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Josefa Alanda, primera hija mujer de Bartolomeo Luigi y Francesca Carignano, nacida en San Carlos Centro, se casa con Domenico Alasia, hijo de Giorgio Alasia y Margherita Grande, y se radica en Sa Pereyra. Allí nacen sus hijos: Margarita, Jorge, Francisca, Victoria y Bartolomé Alasia. Margarita, casada con Antonio Franco, hijo de Adriano y Margherita Pochettino, vive hasta 1948 en Sa Pereyra, donde nacen sus hijos Elide, Antonio y Josefina. Luego se traslada a San Francisco, donde fallece en 1954. Sus restos mortales descansan en el cementerio de San Francisco. Jorge y Francisca se trasladan a Gálvez, donde viven actualmente algunos de sus descendientes. Victoria Alasia se casa con Siro Forner, con quien tiene una hija: Dominga. Ésta está casada con Rinaldo Magnien, con quien tres hijos: Graciela, Susana y Germán. Bartolomé, último hijo de Josefa Alanda y Giorgio Alasia, vivió primeramente en Sa Pereyra y Angélica, pueblo natal de su esposa Angela Giay, y luego en Rafaela, donde falleció.

Elide Franco, hija mayor de Margarita Alasia, se casa con Anselmo Luis “Chichi” Guerci, con quien vive primeramente en San Francisco. Allí nacen sus hijas: Beatriz, María del Carmen y Silvia. La primera de ellas está casada con Juan Carlos Rolando y tiene dos hijos: Carlos y Pablo. La segunda está casada con Luis Trettel, con quien ha tenido tres hijas: María Eugenia, Carolina María y Julieta. Silvia Guerci, la tercera de las hijas de Elide y “Chichi”, trae al mundo a Franco y Emilio Festa, hijos de su primer matrimono, y está casada actualmente con Jorge Ortiz, con quien vive en la ciudad de Córdoba. Después de residir por largos años en San Francisco, Elide y “Chichi” se mudan a Cosquín, donde su casa pronto se convierte en lugar de encuentro y reunión de parientes y amigos. ¿Cómo no recordar la sabrosa bagna caoda de Semana Santa, hecha por las sabias manos de nuestra querida Elide, o las alegres partidas de naipes o de bochas que organizaba “Chichi”? Elide vive actualmente en Córdoba.

Josefina Franco, hija menor de Margarita Alasia y Antonio Franco, se desempeña durante largos años como maestra en escuelas rurales. Fallece el 14 de junio de 2009 en Villa Allende, donde también viven su hija Sonia, su yerno Luis Gómez, y sus nietos Suyaj y Ligüén. Cristina, la hija mayor de Josefina, está casada con Fabio Ballester, con quien tiene dos hijos: Federico y Luciana, y viven en Fisherton.

Para ver la descendencia de Josefa Alanda de Alasia (1884 †1933), véase en línea Josefa.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Catalina Alanda de Rossi (1885 †1913 ca), véase Catalina.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Antonia Alanda de Testa (1887 †1957), véase Antonia.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de María Alanda de Rossi (1889 †1974), véase María.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Marcos Alanda (1891 †1963), véase Marcos.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Jorge Alanda (1895 †1957), véase Jorge.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Bartolomé Alanda (1897 †1890) es el decimocuarto hijo de Bartolomeo Luigi y el duodécimo de la segunda esposa de este último, Francesca Carignano. En 1920, Bartolomé se casa con Irene Bianciotti, nacida el 10 de septiembre de 1902 en Bauer y Sigel, hija de Michele Giuseppe Bianciotti y Maria Rosa Montarsino, ambos inmigrantes piamonteses.

Entre 1921 y 1930 nacen los siete hijos de Bartolomé y su esposa Irene: Anita (1921 †1984), Bartolomé Segundo (1923 †1999), María Magdalena alias Mariquita (1924), Miguel (1925 †1999), Ida Magdalena “Sor Irene” (1926), Fermín (1928 †2006) y Agustín (1930 †1072). Excepto este último, todos ellos nacen en Colonia Margarita y son bautizados en la Parroquia San Vicente de Paul de la localidad de San Vicente. Entre 1929 y 1930, la familia se muda a Campo Quiñones, donde nace el benjamín: Agustín. Éste recibe el sacramento del bautismo en la Iglesia San Martín de Tours de San Martín de las Escobas.

Bartolomé Alanda dedica su vida a las actividades agrícolas y ganaderas. Tiene además una activa participación en los asuntos comunales de San Martín de las Escobas. Fallece el 11 de noviembre de 1980 en San Francisco. Sus restos mortales, como los de su esposa Irene, descansan en el cementerio de San Martín de las Escobas.

Anita, la primogénita de Bartolomé e Irene, nació el 12 de abril de 1921 en Colonia Margarita. Fue bautizada el 15 de mayo de 1921 en la Parroquia San Vicente de Paul del pueblo de San Vicente y fueron sus padrinos su abuelo paterno Bartolomeo Luigi Alanda (1850-1929) y su abuela materna Maria Rosa Montarsino (1886-1964). Los primeros años de su infancia transcurrieron en el campo y concurrió a la escuela de su pueblo, donde enseñaba a leer y escribir su tío Bautista Alanda. Para evitar que la niña debiera ir y venir entre su casa y la escuela, como lo hacían muchos otros hijos de campesinos, sus padres habían conseguido que su tío el maestro y su mujer, Lucía Dechiara, la tuvieran en su casa. Aquellos años transcurridos bajo el riguroso control de la autoritaria tía no habían dejado en Anita muy agradables recuerdos. Pero la dura disciplina a que había sido sometida acabó pronto, cuando sus padres, tras la llegada de otros hijos, requirieron de su ayuda en la casa. Y así fue como poco a poco Anita fue transformándose, para sus pequeños hermanos, en una segunda mamá. Dar de comer, cambiar pañales, acunar y otras tantas tareas domésticas serían su permanente ocupación hasta pasado el año 1930, cuando ya la familia no aguardaba la llegada de otro niño. Esta primera etapa de su vida, que transcurrió entre Colonia Margarita y San Vicente, culminó cuando sus padres, después de un breve paréntesis en Campo Quiñones, se radicaron en San Martín de las Escobas. Algunos años más tarde, sus salidas dominicales consistirían principalmente en ir a la Iglesia San Martín de Tours, donde después de oír misa, se reunía con otras jovencitas con quienes compartía orgullosamente el título de Hija de María. Pero los sábados también se iba al danzante y fue en una de esas ocasiones cuando Anita conoció a Ricardo Alloa, de quien ya hemos hablado. Anita fallece en 1984 en San Francisco, donde descansan sus restos mortales y los de su esposo Ricardo, muerto dos años antes.

Bartolomé Segundo, el segundo hijo de Bartolomé e Irene, tras vivir en los años de su niñez, adolescencia y juventud en Colonia Margarita y San Martín de las Escobas, se casa en 1962 con Magdalena Nioi, hija de inmigrantes sardos radicados en Mariano Saavedra. Ese mismo año, Segundo se traslada, con Magdalena, a la Provincia de Salta, donde se ocupa de una finca y se asocia con sus cuñados Nioi en la explotación de la mina La Poma. El 14 de abril de 1967 nace su hija Adela, quien vive aún actualmente en la ciudad de Salta con su esposo Pablo Jiménez y sus cuatro hijos: Juan Pablo, Ayelén, Agustín y Luciano. Los restos de Segundo Alanda y Magdalena Nioi descansan en el cementerio de la ciudad de Salta.

María Magdalena o Mariquita, tercera hija de la familia de Bartolomé Alanda, vive sus años de infancia y adolescencia entre Colonia Margarita y San Martín de las Escobas. En 1947, en ocasión de un viaje, con su padre y su hermana Ida Magdalena, a Montevideo, donde esta última debe pronunciar sus votos religiosos, Mariquita conoce a Nelson Rovella (1925 †1999), con quien se casará al año siguiente. Mariquita y Nelson tienen tres hijas: Beatriz de los Angeles, Isabelita y Stella Maris. Mariquita, sus tres hijas y los hijos de las dos primeras de ellas viven hasta el día de hoy en Montevideo. Stella Maris, hija menor de Mariquita y Nelson, desarrolla desde 1980 una brillante carrera artística como directora de teatro.

Miguel Gabriel Alanda (1925 †1999), segundo hijo varón de Bartolomé e Irene, se casa en 1948 con Eolalia Fagiano (1927 †1999), hija de Bartolomé Fagiano y Margarita Scaglia. Tiene con ella nueve hijos: Juan, Isidro, Osvaldo, Benito, Mario, Daniel, Clelia, Miguel Angel y Rita. El primero y el penúltimo de ellos mueren a poco de nacer. Isidro, Osvaldo, Benito, Mario y Daniel viven en San Martín de las Escobas, al igual que sus hijos y nietos. Rita y su familia viven en San Jorge. Clelia es religiosa de la Congregación Auxiliares Parroquiales de María. Miguel Alanda fallece en 1999 en Rafaela y sus restos descansan en el cementerio de San Martín de las Escobas, junto a los de su mujer e hijos.

Ida Magdalena, más conocida como Sor Irene, es la tercera mujer de la familia de Bartolomé e Irene. Se educa en el colegio de las Hermanas Capuchinas de Sastre, donde durante los años del secundario descubre la vocación religiosa, que la llevará algún tiempo después a tomar los hábitos. A este hecho se debe, como ya hemos visto, que su hermana Mariquita conozca a Nelson, se case con él y viva hasta el día de hoy en la República Oriental del Uruguay. Sor Irene ha dedicado su vida a la educación de niñas y adolescentes, desempeñándose como profesora y directora en varias casas religiosas. En Montevideo, se encarga durante varios años del Santuario de Belvedere, erigido en memoria de la Madre Francisca Rubatto, fundadora de la Congregación de las Hermanas Capuchinas. Sor Irene pasa los últimos tres años de su vida en Villa Gorbernador Gálvez, Provincia de Santa Fe, donde fallece el 17 de junio de 2013.

Fermín Alanda (1928 †2006) abandona San Martín de las Escobas y vive durante algunos años en Río Ceballos y Córdoba. En 1958 se casa con Ana María Vaschetto (1936), hija de Juan Vaschetto y Ana María Ramos. Poco después ambos se radican en Rosario, donde Fermín se desempeña como comerciante. Fermín y Ana María tienen dos hijas: Ana María y Beatriz. La primera de ellas vive actualmente en Barcelona, España, y la segunda en Islas Canarias. Los nietos de Fermín y Ana María viven en Buenos Aires.

Agustín Alanda (1930 †1972), el último de los hijos de Bartolomé e Irene, se casa en 1952 con Dora Vaschetto (1930 † 2013), hija de Santiago Vaschetto y Angela Marucco. Agustín y Dora tienen dos hijas: María Angélica y Ana Rosa. La primera de ellas está casada con César Arri y tiene dos hijos: Alejandro y Pablo. La segunda, Ana Rosa, está casada con Víctor Dona y tiene cuatro hijos: Hernán, Javier, María Emilia y María Cecilia. Agustín Alanda fallece a tan sólo cuarenta y dos años de edad en San Francisco y sus restos mortales descansan en el cementerio de San Martín de las Escobas, junto a los de sus padres. Excepto Alejandro Arri, todos los descendientes de Agustín Alanda viven en San Francisco, Provincia de Córdoba.

Para ver la descendencia de Bartolomé Alanda (1897 †1980), véase Bartolomé.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.
Para ver la descendencia de Luis Alanda (1898 †1973), véase Luis.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Permítaseme dedicar aquí algunas palabras a la centenaria Amalia Gandolfi, viuda de Luis Alanda. De las varias conversaciones que tuve con ella en estos últimos años pude recabar una preciosa información acerca de los más antiguos de la familia Alanda, fallecidos hace ya mucho tempo. Efectivamente, los relatos de tía Amalia, gracias a su avanzada edad y a su portentosa e intacta memoria, muchas veces me dieron pie para ahondar en algunos aspectos de este estudio genealógico que tanto me interesaban. Además ¡cuánta dulzura hay en la infaltable sonrisa con que acompaña cada uno de sus comentarios! Por todo ello y por el ánimo con que siempre ha vivido, expreso una vez más mi agradecimiento a la centenaria tía Amalia.

Para ver la descendencia de Francisca Alanda de Alloa Casale (1898 †1973), véase Francisca.0 Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Concluyendo, conformémonos con decir que los descendientes argentinos de Bartolomeo Luigi Allanda son nada menos que seiscientos cuarenta y siete…

Los Alanda de San Agustín y Sastre, Provincia de Santa Fe

La gran mayoría de los Alanda de esta rama, que ya no existen, al menos en este mundo, no dejaron descendencia, y los únicos dos descendientes que aún están en vida tampoco han tenido hijos.

Para ver la descendencia de Santiago Alanda (1887 †1944), véase Santiago Alanda en http://gw2.geneanet.org/index.php3?b=hugoalloa_w&lang=es.

Renato Alloa - Tragedia sull'Uja di Santa Lucia


Renato Alloa (1929 †1958) era un apasionado alpinista, miembro del Club Alpino Italiano – Sezione Savigliano. El 5 de junio de 1958 pierde la vida en un trágico accidente en la montaña. En 1965, el CAI de Savigliano construye el Bivacco Berardo en memoria de cinco personas que han muerto por amor a los Alpes: Carlo Berardo, Renzo Berardo, Renato Alloa, Aldo Botto y Attilio Audisio, cuyos nombres quedan inmortalizados en una lápida de mármol.

“Giovedì 5 giugno 1958. Carlo e Renzo Berardo di 31 e 29 anni con Renato Alloa di 29 anni precipitano dall'Uja di S. Lucia sopra Entracque, una tragedia immane, i fratelli Berardo dai tempi della salita alla facciata Nord del Viso hanno compiuto grandi progressi, che considerate le loro disponibilità economiche e di tempo sono rilevantissimi. Le vie sul Viso di Vallanta, all'Auto Vallonasso, al Parias Coupà, alle Rocce di Viso e alle Meano sono ancora valida testimonianza della loro capacità di scelta e realizzazione, Renato Alloa era una figura di punta tra le migliori in azione sulle Cozie.”1
(Trad.: Jueves 5 de junio de 1958. Carlo y Renzo Berardo, de 31 y 29 años de edad, acompañados por Renato Alloa, de 29 años de edad, caen desde la Uja di Santa Lucia, que domina la localidad de Entracque, lo que pronto se convierte en una tragedia. Los hermanos Berardo, desde los tiempos de la ascensión a la cara norte del Monte Viso, habían realizado grandes progresos que, dadas sus posibilidades económicas y su disponibilidad de tiempo, deben considerarse de suma relevancia. Los caminos por los que se sube al Monte Viso de Vallanta, al Auto Vallonasso, al Parias Coupà, a las Rocce di Viso y a los montes Meano siguen siendo un claro testimonio de su capacidad de elección y realización. Renato Alloa era una destacada figura entre los mejores escaladores de los Alpes Cocios.) (Mi traducción, H. A.)
1 http://www.caisavigliano.it/storia/storia.htm

Renato Alloa nació el 3 de mayo de 1929 en Savigliano, Provincia de Cuneo. Sus padres fueron Andrea Giovanni Alloa (1902 †1975) y Paola Ugo (1901 †1991). Sus abuelos paternos fueron Giuseppe Alloa (n. 1862 †?) y Vittoria Gallo, y sus abuelos maternos, Paolo Ugo y Lucia Sarrù. Sus hermanos fueron Giusepppe Alloa (1923 †?) y Luciano Giuseppe Alloa (1925 †1945).

Luciano Alloa caduto della Seconda Guerra


Luciano Giuseppe Alloa (1925 †1945) se enrola como partigiano en la Brigada Carando, cuya misión, como la de otras tantas brigadas de la Resistencia italiana, era la lucha contra la ocupación nazi-fascista. La Liberación, en un clima de euforia popular, tiene lugar el 25 de abril 1945, pero no todo ha acabado, ya que en la tarde del día siguiente, mientras se abren las puertas de las cárceles y se engalanan los balcones con la bandera tricolor, unos ciento cincuenta hombres de la Brigada Carando, entre los que se encuentra Luciano Alloa alias Gorman, atacan un camión alemán que se dirige hacia Turín. En el enfrentamiento muere un alemán y otros siete son hechos prisioneros. Horas más tarde, una columna nazi-fascista arremete violentamente contra los partigiani, dejando un herido y tres muertos: Luciano Alloa, Arturo Bonino y Carlo Rivoira, quienes serán sepultados dos días después en Marene1. En el cementerio de Savigliano, el monumento a los Caduti della Seconda Guerra perpetúa la memoria de Luciano Alloa.

1. Luigi Botta (a cura di), «Tra i partigiani, nel clima della resistenza e della liberazione nel saviglianese», I quaderni di «Natura Nostra», n. 2, Associazione Cristoforo Beggiami, Savigliano, 1983, e sul Bollettino della Sssaapc, n. 94, Cuneo, 1° semestre 1986).

Luciano Giuseppe Alloa nació el 13 de diciembre de 1925 en Savigliano, Provincia de Cuneo. Sus padres fueron Andrea Giovanni Alloa (1902 †1975) y Paola Ugo (1901 †1991). Sus abuelos paternos fueron Giuseppe Alloa (n. 1862 †?) y Vittoria Gallo, y sus abuelos maternos, Paolo Ugo y Lucia Sarrù. Sus hermanos fueron Giusepppe Alloa (1923 †?) y Renato Alloa (1929 †1958).

Ricardo Alloa y su "doble"

Ricardo Alloa

En cierta ocasión, Ricardo había viajado a Buenos Aires para vender ganado en el mercado de Liniers. Era costumbre que, después del remate, llamaran por sus nombres a los vendedores para entregarles sus boletas de venta. Al oir su nombre por el altavoz, mi padre se acercó a retirar su comprobante y ¿cuál no fue su sorpresa al ver que alguien más respondía al mismo llamado? Ambos, echando a reír, se preguntaron el uno al otro el por qué de aquella coincidencia. Así el Ricardo Alloa santafesino pudo saber que el otro Ricardo Alloa vendía ganado lanar y procedía de San Martín de los Andes, Neuquén. Unos años más tarde, en un viaje por la Patagonia, en compañía de mi madre y mía, mi padre buscó a su "doble" neuquino, hasta que un vecino de San Martín de los Andes le contó que Ricardo Alloa había muerto y que sus familiares se habían mudado a Chile. Muchos años más tarde, ya seriamente afectado por el virus de la genealogía, removiendo cielo y tierra (chilenos), intenté dar con los descendientes de aquel otro Ricardo Alloa, pero por más que busqué, nunca lo encontré. Si Ricardo Alloa, el neuquino, tuvo descendientes, debieron de ser mujeres pues el apellido Alloa no existe en Chile... ¿Sería este otro Ricardo Alloa hijo o nieto del Michele Alloa (nacido en 1827 en Carmagnola) que partió en 1882 para América? o ¿sería quizá algún descendiente de uno de los Alloa, aún no identificados, que registra la Fundación Agnelli? O bien ¿sería su apellido Aloa, como el de las dos personas consignadas en los registros de dicha fundación, y entonces se trataría de alguno de sus descendientes?

Hugo Alloa - La Saga degli Alloa


La maestra Angela Alloa


Angela Alloa, hija del Cav. Bartolomeo Alloa y Serafina Sarasino, dedica su vida a la docencia. Se desempeña como maestra, entre otros lugares, en Vigone1, Macello2 y Vicoforte (Cuneo), donde muere el 19 de abril de 1970. Sus restos, al igual que los de sus padres y hermanos, descansan en el mausoleo de la familia, en el cementerio de Vigone.

1. Istruzione Pubblica, Scuola, Nomina Insegnanti, 31 dicembre 1911. Archivio Storico, Vigone, TO, Italia.
2 Inventario, Categoria IV – 268: Pubblica Istruzione 1875 – 1901. Archivio Storico, Macello, TO, Italia.

Franco Giorgio Alloa "Dodo", soldado enviado a Rusia

Franco Giorgio Alloa (1918 †1976) se casa con Carla Zanetti (1930 †1997), con quien tiene tres hijos: Emanuele, Paolo y Giulio. En 1941, Franco Giorgio forma parte de las tropas de soldados italianos que Mussolini, aliado a Hitler, envía a Rusia1. En una de mis visitas al Archivio della Biblioteca Civica de Carmagnola, en mayo de 2007, me fue presentada una persona cuyo padre, soldado de la clase 1919, fue compañero de Franco Giorgio alias Dodo, a quien aún recuerda con especial afecto.

1 Monatanelli-Cervi, L’Italia della disfatta. Rizzoli Editori.

Dott. Giulio Cesare Alloa



Giulio Cesare Alloa cursa estudios de medicina y farmacia (Annuario della Reale Università di Torino anno 1904, [p. 229, 278]), y en 1913 se casa con Celeste Turinetto, con quien tiene tres hijos: Bartolomeo alias Lemy, Franco Giorgio y Felix. La familia vive en Coazze, en una hermosa casa de sillar, situada al lado de la iglesia, frente a la pequeña plaza del pueblo. Una parte de la planta baja de la casa está ocupada por la farmacia de la Dra. Giulia Alloa, quien la recibe de su padre Bartolomeo, el cual a su vez la hereda de su padre Giulio Cesare. Los restos mortales de Giulio Cesare, al igual que los de su esposa Celeste, descansan en su ciudad natal: Vigone.

Hugo Alloa - La Saga degli Alloa, Córdoba, 2008


Bartolomeo Alloa, autor del púlpito de Santa Maria del Borgo de Vigone


Bartolomeo Alloa es el autor del púlpito, tallado en madera, de la Iglesia Santa Maria del Borgo de Vigone.

"Il sig. Rossetti Tommaso in via Fiochetto [...] è stato apprendista dello scultore Cav. Alloa artefice del pulpito di S. Maria del Borgo." (Gli antichi mestieri nella Vigone dei primi ‘900, Francesco Nasi).

"Il falegname Lussiana ritornò nel suo laboratorio già del Cav. Alloa che dopo cedette al sig. Ghione Alfonso; la sua ubicazione era in via Torino, faceva parte di una artistica casa poi demolita e costruzione del condominio a sei piani (detto dell’Asilo)." (Gli antichi mestieri nella Vigone dei primi ‘900, Francesco Nasi).

"Vigone, che si fregia dell'imponenza del Duomo di Santa Maria del Borgo, di quel gioiello gotico-lombardo che è la Pievania di Santa Caterina, dei dipinti del Baretta e della scultura dell'Alloa, della ricca biblioteca Luisia e dei palazzi medioevali..." (Ettore Fieramosca - Numero 28 De Quaderni, Teatro Stabile Torino di Massimo D'Azeglio).

Bartolomeo Alloa es elegido miembro del Consiglio Comunale de Vigone el 19 de mayo de 1912. Se desempeña posteriormente como alcalde. En la obra Vigone nella storia dal 1700 ai giorni nostri de Francesco Suino (2008), nos es dado leer las elogiosas palabras pronunciadas en la sesión del 5 de junio de 1919 por el alcalde Maletto, tras la muerte de Bartolomeo: ... durante tantos años perteneció al Consiglio Comunale, prestando sus preciosos servicios como asesor y alcalde para bien de la población y desplegando sus dotes de sabio y honrado administrador. (op. cit., mi traducción, H.A.)

Fuentes:
Don Giovanni Pasquale Mattalia (1912), Vigone - Notizie storiche, civili e religiose. Torino, Tipografica Ditta G. Derossi.
Francesco Suino (2008), Vigone nella storia dal 1700 ai giorni nostri. Moretta (CN), Claveluxedizioni.

Hugo Alloa

El "nobilis et dominus" Lorenzo Alloa y su hijo Cesare Alloa


Alrededor de 1560 nace en Macello, otra localidad vecina a Vigone, el “nobilis et dominus” Lorenzo Alloa, quien ejerce la profesión de causidico (1) en la ciudad de Pinerolo. Acerca de su familia, sabemos que de su matrimonio con (Madame) Marie nacieron cuatro hijos: Margarita (1595), Giorgio Antonio (1597), Gerolama (1599) y Cesare (1600), quienes recibieron el sacramento del bautismo en la Iglesia de San Donato de Pinerolo. Lorenzo Alloa tenía una hermana: Caterina, quien fue madrina de bautismo de la mencionada Gerolama.

Del texto de la obra Notizie e documenti della chiesa pinerolese de Pietro Caffaro hemos extraído algunos fragmentos en que se menciona a Lorenzo Alloa o Aloa y a su hijo Cesare Alloa:

Questo canonicato ridotto quasi subito a beneficio semplice, fondato dal nobile Gio. Battista Gonella con suo testamento del 13 settembre 1630, rogato da Aloa (Arch. Cap. XIX, Un. 60), consisteva in beni del quantitativo di giornate otto e tavole venticinque, compresi la casa, un passo di terra, ... (p. 231)

Trad.: Este canonicato, convertido casi inmediatamente en beneficio simple, creado por el noble Gio. Battista Gonella por testamento del 13 de septiembre de 1630, labrado por Aloa, consistía en propiedades cuya cantidad era de ocho “giornate”(2) y veintinco “tavole”(3), incluídos la casa, un paso de tierra, ... (Mi trad., H.A.)

Di poi la ragioneria del comune [di Pinerolo] dal 1637 al 1657 era in casa del notaio Alloa causidico (Tab. pin., 117).

Trad.: Posteriormente, entre 1637 y 1657, la contaduría de la comuna [de Pinerolo] se encontraba en la casa del notario y abogado Alloa. (Mi trad., H.A.)

Per instrum. rog. Alloa, del 31 marzo 1586, Andrea Provana di Leynì, conte di Frossasco vende ai fratelli Teodoro, Ottavio e Gio. Francesco di Parpaglia de’ sigg. di Revigliasco, la signoria di San Secondo, di Miradolo, di San Bartolomeo e di suo mandamento, al prezzo di 93.700 scudi d’oro, …

Trad.: En virtud de un instrumento labrado por Alloa el 31 de marzo de 1586, Andrea di Leynì, conde de Frossasco, vende a los hermanos Teodoro, Ottavio y Gio. Francesco de Parpaglia, de los señores de Revigliasco, la señoría de San Secondo, Miradolo, San Bartolomeo y correspondiente pedanía, por el precio de 25.700 escudos de oro, … (Mi trad., H.A.)

Da un instrum. di transazione tra il conte di San Secondo e il pievano di Miradolo […], del 27 agosto 1598, rogato da Alloa, si rileva l’affrancazione di vendita delle decime alla comunità di San Secondo…

Trad.: En un instrumento de transacción entre el conde de San Secondo y el párroco de Miradolo, labrado por Alloa con fecha 27 de agosto de 1598, se estipula la cesión por venta de las diezmos a la comunidad de San Secondo… (Mi trad., H.A.)

Vi sono sottoscritti il vicario, due sindaci, dieci consiglieri e due testimoni, l'ultimo dei quali è Francesco Vagnone, e manualmente Alloa secretario. (Arch. cap. XXI, 2, 45 (p. 21)

Trad.: Suscriben el vicario, dos alcaldes, diez concejales y dos testigos, el último de los cuales es Francesco Vagnone, y el amanuense y secretario Alloa. (Mi trad., H.A.)

... sue sedute del 1º gennaio 1624, 16 settembre 1625, 29 marzo e 14 giugno 1648, e da suo istrum. del 4 dic. 1648, rog. Alloa, rimetteva ai gesuiti l'annua somma di lire torinesi 600 (Arch. civ. di Pin. cat. 1a, m. 38, n.21. - cat. 15, m. 12, n. 9). Queste in seguito vennero aumentate (I, 618). Vi comprava pure, nel 1628, un'altra casa, lì presso, per uso dei medesimi gesuiti (I, 614). (p. 136)

Trad.: ... sus sesiones del 1 de enero de 1624, 16 de septiembre de 1625, 29 de marzo y 14 de junio de 1648, y en virtud de su instrumento del 4 de diciembre de 1648, labrado por Alloa, entregaba a los jesuitas la suma anual de seis cientas liras turinesas. Dicha suma, posteriormente, fue aumentada. Compraba asimismo, en 1628, otra casa, situada en las inmediaciones, para uso de los mismos jesuitas. (Mi trad., H.A.)

... l'obbligo d'una messa settimanale legata da Michele Chiabrando nel suo testam. del 1624 (3), ... Alloa; ed a quindici altre messe annue si era altresì ...

Trad.: ... la obligación de una misa semanal legada por Michele Chiabrando en virtud de su testamento de 1624 (3), ... Alloa; como también a otras quince mesas anuales...

Una casa nel piano, nella contrada di Porta Parisy ed alla quale casa coerenziava la via pubblica da due parti, è data nella dote ad una Andrea, figlia naturale di un Ferrero. Rog. Lorenzo Alloa.

Trad.: ... la cual casa lindaba por dos lados con la vía pública, es dada como parte de dote a una tal Andrea, hija de un tal Ferrero. Labrado por Lorenzo Alloa.

En la mencionada obra de Pietro Caffaro también nos es dado saber que Cesare Alloa (n. 1600), hijo del ya citado Lorenzo Alloa, desempeña, al igual que su padre, las funciones de notario y abogado en la ciudad de Pinerolo, de la que, en su momento, es también alcalde. Sabemos asimismo que dona bienes a los jesuitas de dicha ciudad.

Paschero dottor di leggi e cittadino di Pinarolo e giudice ordinario di detta città e mandamento per sua Maestà, essendo sindaci Bonifacio Bonaudo e Stefano Ponte, e consiglieri il conte Gio. Angelo Porporato, Paolo Antonio Pellazza e Gio. Batt. Caffardo. L'altra parte del prezzo si doveva pagare infra tutto l'istante Carnevale. Rog. Cesare Alloa (Arch. del monast. della Visit. di Pin. - Mon. Pin. III, 457) ...
(op. cit.: 1897, vol. III, 25)

Trad.: Paschero, doctor en leyes, ciudadano y juez de la ciudad de Pinerolo y respectiva pedanía, en nombre de su Majestad, siendo alcaldes Bonifacio Bonaudo y Stefano Ponte, y concejales el conde Gio. Angelo Porporato, Paolo Anonio Pellazza y Gio. Batt. Caffardo. La otra parte del precio debíase pagar durante el carnaval de ese año. Labrado por Cesare Alloa. (Mi trad., H.A.)

Anche il 6 aprile 1660 i sigg. Porporato e Alloa, sindaci della città di Pinerolo, conti Riva di Pinerolo, di Buriasco e di Baudenasca, nominavano a predicatore [...] domenicali in San Donato il p. Bissio, maestro in teologia superiore dei gesuiti di Pinerolo, richiedendone l'approvazione... (op. cit.: 1897, vol III, 229)

Trad.: Asimismo, el 6 de abril de 1660, los señores Porporato y Alloa, alcaldes de la ciudad de Pinerolo, condes de Riva di Pinerolo, Buriasco y Baudenasca, nombraban predicador [...] dominicales de San Donato al Padre Bissio, maestro en teología superior de los jesuitas de Pinerolo, requiriéndose su aprobación… (Mi trad.: H.A.)

Cesare Alloa
, l'8 agosto 1662, lega a questi padri la somma di doppie 200 tornesi. Teste è il prete Giacomo Quaglia di Mondovi in questa città residente...
(op. cit.: 1899, vol. III, 25)

Trad.: El 8 de agosto de 1662, Cesare Alloa lega a dichos religiosos la suma de doscientas libras turonenses dobles. Es testigo el sacerdote Giacomo Quaglia de Mondovì, residente en esta ciudad... (Mi trad., H.A.)

Nel 1649 era vic. generale il p. Carlo di San Lorenzo, che in quell'anno approvava il predicatore nominato dai sindaci di Pinerolo per i detti domenicali. Anche il 9 aprile 1660 i sigg. Porporato e Alloa, sindaci della città di Pinerolo, conti Riva di Pinerolo, di Buriasco e di Baudenasca, nominavano a predicatore [...] domenicali in San Donato il p. Bissio, maestro in teologia superiore dei gesuiti di Pinerolo, richiedendone l'approvazione...

Trad.: En 1649 era vicario general el padre Carlo di San Lorenzo, quien por aquel año aprobaba el nombramiento, por parte de los alcaldes de Pinerolo, del predicador de Pinerolo para los sermones dominicales. Por su parte, los señores Porporato y Alloa, alcaldes de la ciudad de Pinerolo, condes de Riva di Pinerolo, Buriasco y Baudenasca, nombraban para las [...] dominicales de la Iglesia de San Donato al sacerdote predicador Bissio, maestro en teología superior de los jesuistas de Pinerolo, requiriendo la aprobación... (Mi trad., H.A.) 

1. Término italiano arcaico con el que se designaba al defensor de una causa o abogado.
2. Medida de superficie.
3. Medida de superficie.

Maestro Leonardo Aloa di Murello


A Murello nacque lo scrittore rinascimentale Leonardo Aloa, professore di grammatica ed autore del Contentio Dearum de Pedemontis principatu..., pubblicato a Torino nel 1511 e attualmente conservato all’Archivio Storico Civico - Biblioteca Trivulziana di Milano. Girolamo Tiraboschi, autore della Storia della Letteraura Italiana1, nel riferirsi ai maestri dei piccoli centri urbani piemontesi scrisse:

“Anche ne’ villagi si aprono scuole. Nè solo le popolose città, ma i villagi ancora vedeansi talvolta onorati da qualche celebre professore che ivi apriva pubblica scuola”, dice di lui in modo elogioso: “A provare sempre più chiaramente che anche i villagi aveano di questi tempi i suoi (sic) maestri di grammatica, mi ha il ch. sig. barone Vernazza additato un certo Gabriel Carlo maestro in Govone villagio presso Alba [...] e Leonardo Aloa da Murello, maestro di scuola in Virle, picciola terra nella provincia di Torino, di cui si ha stampata in Torino nel 1511 una lettera Clarissimo heroi Joanni Philippo Solaris ex Dominis Monasterolii, colla data Ex nostra Academia Virlarum” (G. Tiraboschi, op. cit., 1824 : 1634-1635)

1 Tomo VI dall’anno MCCCC fino all’anno MD. Dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani, Milano, MDCCCXXIV.

Gli Alloa di Casalgrasso


Della linea degli Alloa casalgrassesi rimane memoria di Giovanni Domenico († av. 1606) che fu sindaco del comune nel 1600, e di suo figlio Orazio, il quale adempì la stessa carica pubblica di suo padre nel 1606 e nel 1618.



Fuente: Gustavo Mola di Nomaglio. Genealogia e storia XIX Aloa-Alloa [cf. Bucci, p. 4; Manno; BSSS 14, docc. 247, 282; N. Ghietti, Famiglie e personaggi della storia carmagnolese, p. 32] in CB (Caval'd brôns) p. 4, Torino.

Gli Alloa di Chieri


Dalle rubriche dei catasti dell’Archivio Storico Comunale di Chieri della fine del XVI secolo ci è consentito sapere che Giovanni Andrea Alloa, Giovanni Agostino Alloa, Andreana Alloa, residenti nel quartiere Gialdo, e Giovanni Giacomo Alloa, residente nel quartiere Albussano, erano proprietari di beni immobili nella cità di Chieri.

Tra i membri della famiglia chierese occorre fare un accenno speciale a Giovanni Alloa, probabilmente uno degli stessi nominati prima, poiché grande sembra essere l’importanza che gli viene conferita negli atti comunali a cui si accenna negli Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino de 1814.

“… questo nuevo documento ci consente a far conoscere qui il gran suggello di quel Comune, compiuto in ogni sua parte e quale usavasi in tutti gli atti solenni e di riguardo. Intendiamo alludere all’atto de cittadinanza o borghesia conferita il 17 aprile dell’anno 1555 ad un tal Giovanni Alloa, essendo il Consiglio maggiore presieduto dal podestà Giovanni Camotto. L’impronta di questo sigillo ci rapprensenta i due patroni del Comune (2), San Guglielmo e San Giorgio...” (op. cit., p. 574)

Inoltre, da quanto risulta dai registri dell’Archivio della Confraternita del S.S. Nome di Gesù in San Bernardino, il 24 giugno 1589 Giovanni Andrea Alloa (citato sopra) divenne rettore di questa cofraternita, che allora aveva sede nella cappella del primo chiostro del convento dei Francescani, oggi sede del palazzo comunale di Chieri. Il 25 dicembre dello stesso anno divenne sottorettore.

Archivio Storico di Chieri, TO, Italia

Gabriele Alloa (1621 †1663) ucciso dai ribelli religionari


DISCORSO LI - PIEMONTE. "I VALDESI. SUBALPINI - 371 - 372''

(36) Di quel tempo rechiamo le seguenti note, somministrateci da monsignor Bernardi. "Faccio fede, et attesto io sottoscritto Lorenzo Bernardi, podestà di Bubbiana (Bibiana) hauer il giorno, e festa di san Lorenzo hor scorso, che fu li dieci d'agosto dell'anno hora scorso, proceduto alla visita e recognitione de' cadaueii vccisi dalli ribelli Religionari, venuti la mattina d'esso giorno nel presente luogo, et hauerne ritroualo il seguente numero tutti del presente luogo. Et primo il nob. M. Matteo Barbero, huomo di conditione, carico di otto figliuoli, d'età d'anni cinquantacinque. Maria Bonauda d'età d'anni ottanta circa, donna pouera et miserabile mendica, Andriano et Anna figliuoli del fu Marcellino Sebraro d'età d'anni, cioè dello Andriano di quattordici, e detta Anna di tredici, lauoratore di campagna. Canarina et Maria figliuole di Giovanni Domenico Porta, d'età d'anni , cioè detta Cattarina di sedici, et detta Maria di venti, miserabili, e d'honorate qualità, Antonio BtifTo servo di Gerolamo Cocho, d'età d'anni quìndici circa, miserabile, Catlerino e Giouannina gingali de' Borglii, d'età d'anni venti circa caduno, lauoralori di campagna, Gabrielle Alloa, d'età d'anni quaranta circa, carico di due figliuoli piccoli, lauoratore di campagna, Andrea Chiaberto, d'età d'anni venticinque, lauoratoredi campagna, Giouanna Bertolta, d'età d'anni settanta circa, mendica, Giacomo Antonio figliuolo di Bartolomeo Barone, d'età d'anni quattordici, lauoratore di campagna, Madalena figliuola di Bernardo Richa e moglie di Giouanni Pietro Sebraro, gravida a punto di partorire, d'età d'anni venti, di campagna , Giouanni Francesco Smeriglio, chierico della Motta, qual faceua sua douzena in questo luogo per la scuola, d'età d'anni quindici circa, d'onorale qualità , Madalena e Lorenzo madre e figliuolo de' Veroni, d'eia d'anni, cioè detta Madalena di sessanta, e detto Lorenzo di quindici circa, persone pouere e di trauagiio, che in tutto sono cadaueri diecisetto, come dal detto atto di visita, et informationi di recognitiono di quelli appaio, de' quali mi offerisco fama fede ad ogni richiesta. Su fede del che ho fatto la presente, et mi sono manualmente sottoscritto. Biibbiana, li otto genero dell'anno mille seicento sessantaquattro.Bernardi, podestà".

"Faccio fede io sottoscritto Lorenzo Bernardi nodaro, et podestà di Bubbiana, siccome alla venuta che hanno fatto li ribelli religionarj della vallo di Luserna nel presente luogo, il giorno et festa di san Lorenzo hor scorsa, elio fu li dieci d'agosto, sono entrati nelle seguenti chiese e case do' particolari, e quelle saccheggiate come segue: E primo sondo entrati nel conuento e chiesa de' RR. padri Missionarj del presente luogo hanno rotto la porta, esportato la piscide, calice, messo a pezzi l'imagine della Madonna, e tulle le paramente, cioè pianele, mantili et altre, come dalle informationi da noi tolte a pieno risulta. Più nella chiesa de' Disciplinanti del presente luogo, rotto le sedie, esportale le vesti di essi, et le paramento del sacerdote, et altare, come anche il calice e diverse altro cose come da dello informationi appare. Più hanno saccheggiato la casa del signor Pietro Moreno, come dalle informationi transmesse aireccellentissimo signor marchese di Pianezza si vede. Più la casa del signor capitano Tommaso Barbero, la casa di Andrea Bonino, la casa di madonna Simonda Moresca vodoua, la casa di M. Andrea Buffa, la casa di Bartolomeo Castella, la casa di Francesco Bonino, la casa di Giacomo Antonio Orcello, la casa del signor luogotenente Giovanni Geraudo, la casa di Matteo Borgo, la casa di M. Francesco Falco, la casa di Marcellino Paolo, et la casa di M. Matteo Barbero, hauendo rotte le porte, e condotti via caualli, bestiami bouini, aperto i coffani, et esportate moltissime lingierie, denari et effetti, come parimente resulta dalle suddetto informationi, et a noi infrascritto podestà dopo hauerli ributtali dalla mia porta, quali con colpi di massa melteuano a basso, hanno rotto le porto d'una mia cassina poco discosta dal presento luogo, e mi hanno preso una caualla di prezzo di doppio sei, come ne consta da informatione ricevuta dal detto signor Pietro Morello nodaro et compodestà del presente luogo. In fede mi sono manualmente sottoscritlo. Dal. in Bubbiana, li 13 genaro 1664. Bernardi, podestà".

Estratto da "Gli Eretici D'Italia", Vol. III, in Discorsi Storici Di Cesare Cantù. Torino, Unione Tipografico-Editrice, Via Carlo Alberto, casa Pomba, N° 33. 1866. Book contributor: Robarts - University of Toronto. Collection: toronto.

Traducción:

“El que suscribe, Lorenzo Bernardi, alcalde de Bibiana, certifica, dando fe de lo propio, haber procedido, en el día de la festividad pasada de San Lorenzo, es decir el 10 de agosto de 1663, al reconocimiento de los cadáveres de los muertos a manos de los rebeldes religionarios, quienes llegaron en la mañana de ese mismo día, y haber hallado los siguientes muertos, todos ellos vecinos de este lugar. M. Matteo Barbero, de condición noble, de cincuenta y cinco años de edad y a cargo de ocho hijos; Maria Bonauda, mendiga de alrededor de ochenta años de edad; Andriano y Anna Sebraro, campesinos, de catorce y trece años de edad, hijos del difunto Marcellino Sebraro; Canarina y Maria Porta, pobres y de honorables cualidades, de dieciséis y veinte años de edad, hijas de Giovanni Domenico Porta; Antonio Brissio, de condición pobre y siervo de Gerolamo Cocho, de alrededor de quince años de edad; los esposos Caterino y Giovannina Borglii, jornaleros, ambos de alrededor de veinte años; Gabrielle Alloa, campesino, de alrededor de cuarenta años, a cargo de dos hijos de corta edad; Andrea Chiaberto, de veinticinco años, jornalero; Giovanna Bertolta, mendiga de alrededor de setenta años; Giacomo Antonio Barone, hijo de Bartolomeo Barone, de catorce años de edad, jornalero; Madalena Ricca, campesina de veinte años de edad, hija de Bernardo Ricca y esposa de Giovanni Pietro Sebraro, grávida a punto de parir; Giouanni Francesco Smeriglio, clérigo de La Motta, […]; Maddalena y Lorenzo Verona, madre e hijo, de condición pobre y trabajadora, de sesenta y quince años de edad. Lo cual suma un total de diecisiete cadáveres, tal como se desprende de la presente acta de visita e información de reconocimiento, tras lo cual me presto, honorablemente, a cualquier requerimiento. Doy fe de lo antedicho que suscribo de puño y letra. Bibiana, a ocho días del mes de enero del año mil seiciento sesenta y cuatro. Lorenzo Bernardi, alcalde.” (Mi traducción, H.A.)

Jacobus Aloa jura fidelidad al Marqués Manfredo II de Saluzzo




Jacobus (Giacomo) Aloa, nacido en 1160 ca en Carmagnola, Marquesado de Saluzzo, presta juramento de fidelidad, el 16 de enero de 1204, al Marqués Manfredo II de Saluzzo.

Fuente: Gustavo Mola di Nomaglio. Genealogia e storia XIX Aloa-Alloa [cf. Bucci, p. 4; Manno; BSSS 14, docc. 247, 282; N. Ghietti, Famiglie e personaggi della storia carmagnolese, p. 32] in CB (Caval'd brôns) p. 4, Torino.

Se declara nobles a los hijos de Bonifacio Alloa (1520 † ant 1675)


 Por sentencia del 26 de diciembre de 1575 son declarados nobles por el Vicesenescal del Rey Enrique III de Francia los hijos del difunto Bonifacio Alloa: Pietro, Giovanni, Antonio, Francesco, Giovanni Andrea y Felice Alloa. Carmagnola, Marchesato di Saluzzo.

Fuente: Gustavo Mola di Nomaglio. Genealogia e storia XIX Aloa-Alloa [cf. Bucci, p. 4; Manno; BSSS 14, docc. 247, 282; N. Ghietti, Famiglie e personaggi della storia carmagnolese, p. 32] in CB (Caval'd brôns) p. 4, Torino.

Los escurridizos Giovanni Odetti y Margherita Vignolo


Pasan los años y la enigmática historia de mis bisabuelos Giovanni Odetti y Margherita Vignolo me intriga cada vez más... Según reza en su acta matrimonial, se casaron el 9 de septiembre de 1874 en la Iglesia San Carlos Borromeo de San Carlos Centro, Provincia de Santa Fe, y fueron testigos de la ceremonia Isabella Valloni y Francesco Vignolo. Sus cinco primeros hijos, Juana (1875), Mateo (1877), Margarita (1878), José (1882) y María Magdalena (1883) fueron bautizados en San Carlos Centro. De ahí en más, las vidas de Giovanni y Margherita se vuelven escurridizas...

En la familia de mi abuela Margarita, por ejemplo, no se hablaba nunca de ellos... Mi padre, que había nacido en 1919, recordaba haber visto varias veces, cuando niño, a su abuelo Giovanni, pero en su mente no había quedado ninguna imagen de su abuela Margherita... Muchos años más tarde, más precisamente en 1984, mi tío Atilio, en viaje de bodas con su segunda mujer Angelita, fue a visitarme a París. En aquella ocasión, me contó que antes de llegar a Francia, había estado en Italia, donde, entre otras cosas, había procurado encontrar el lugar donde había muerto Margherita Vignolo, ya que, según él, su abuela se había separado de su esposo Giovanni y había regresado a Italia. Pero sus búsquedas habían resultado totalmente infructuosas. No quedaban rastros de aquella misteriosa mujer, ni siquiera en el cementerio de Cavour, su ciudad natal.

En 2004, en una visita al Museo de la Ciudad de Rosario, consulté los viejos libros del primer censo provincial santafecino, y para mi gran sorpresa, encontré que "Giovanni Odetti, su mujer Margherita Vignolo y sus hijos Juana, Margarita, Magdalena y Mateo" figuran en el 1º Censo de la Provincia de Santa Fe de 1887 como "residentes en Colonia Belgrano, zona rural." Deduje entonces que si había habido separación de los cónyuges, ésta sólo podía haberse dado entre el año 1883, en que nació María Magdalena, y algún momento posterior a la fecha de realización del censo poblacional.

Lo cierto es que el 3 de enero de 1891 nació el séptimo hijo, Luis Juan Bautista Mateo, quien fue bautizado en la Parroquia San Martín de Tours de San Martín de las Escobas, Provincia de Santa Fe. El benjamín no viviría muchos años, ya que, según los recuerdos de Gladys Moretto (nieta de Juana Odetti), transmitidos por su madre y su abuela, el adolescente se habría quitado la vida alrededor de 1905. ¿Estarían por entonces sus padres nuevamente separados?

Pero Gladys guarda un recuerdo más que induce a pensar que la separación de Giovanni y Margherita, cualquiera fuera el período en que se produjo, no duró indefinidamente. En el mausoleo en que descansan, en el cementerio de San Martín de las Escobas, los restos de sus padres Juana Buero y Juan Moretto y los de sus abuelos Juana Odetti y Santiago Buero, hay dos nichos sin placa, en los cuales se encontrarían supuestamente, los despojos de Giovanni Odetti y su esposa Margherita. Éstos, según me refirió Gladys, habrían sido trasladados desde otro lugar por su madre Juana. Desafortunadamente, ninguna inscripción perpetúa el paso por el mundo de Giovanni y Margherita... No es que no se les pusiera lápidas en su debido momento, sino que uno de sus descendientes -cuyo nombre no doy aquí por discreción-, a quien no le gustaban las lápidas puestas a sus abuelos, las hizo arrancar y nunca más se ha sabido de ellas...

Finalmente, todo acaba por aclararse. El 22 de enero de 2008, el genealogista Silvio Genero me comunica que Margherita Vignolo falleció el 2 de agosto de 1922 en Cavour, TO, Italia, en la casa de la familia Chiarotti.

En conclusión, en los dos nichos inferiores, carentes de inscripciones, del mencionado mausoleo, sólo pueden hallarse los restos de Giovanni Odetti (1849 †1827 ca) y su hijo Luis Juan Bautista Odetti (1891 †1905 ca).

Il perché delle mie ricerche


L'idea delle mie ricerche storico-genealogiche va senz'altro ricercata negli anni della mia prima infanzia, trascorsa nella provincia di Santa Fe, Argentina, dove circa settanta anni prima si erano stabiliti i miei bisnonni paterni e materni. Erano i primi emigrati da Vigone (TO) e i secondi da Cavallermaggiore (CN), tutti quanti attratti dalla promettente pampa argentina.

Benché in quel periodo della mia fanciullezza non sapessi ancora nulla, o quasi, delle origini dei miei antenati, mi sentivo già da allora incuriosito e nello stesso tempo attirato da quella strana lingua che sentivo parlare tra i miei nonni e i miei genitori. Quella lingua, che a volte cercavo di adoperare anch'io, mi era stata per così dire vietata, poiché mia madre temeva che mi succedesse lo stesso che a lei in passato, quando all'inizio della scuola elementare, gli altri bambini la deridevano per il suo accento. Eppure quell'idioma, benché soppiantato dallo spagnuolo e in queste parole anche dall'italiano, ha sempre tenuto duro, anzi mi è sempre rimasto in fondo al cuore e da lì talvolta risale fino alle mie labbra per dire frasi che, ormai, sono l'unico a comprendere...

Cola lenga pien-a 'd dosseur e 'd carësse, s'i l'eve pa ancora andovinàlo, a l'è ël piemontèis...

Con il trascorrere del tempo, questo piemontese, in cui sentivo da sempre riecheggiare tante cose antiche, ha fatto sí che io desiderassi sempre più conoscere la storia dei miei avi, il loro stile di vita, i loro costumi, i loro mestieri, sapere insomma se le cose fossero state quali io me le immaginavo. Inoltre, le fotografie dei nonni e lo stemma di famiglia tramandato da generazione in generazione e venuto a finire in Argentina non bastavano ad appagare questa mia smania di conoscenza... Così la ricerca genealogica, anche se non del tutto soddisfacente e per di più piena di difficoltà per chi vive lontano dai luoghi di origine e deve aspettare settimane e settimane per ricevere una risposta che non sempre è affermativa, mi è sembrata il mezzo più adatto per raggiungere il traguardo che mi ero proposto...

Le storie degli Alloa e degli Allanda che mi accingo a raccontarvi si svolgono in due posti estremamente distanti l’uno dall’altro. Quelle più immediate, vissute in Argentina, iniziarono nel 1882 con l'arrivo a Buenos Aires del mio bisavolo paterno Giovanni Vittorio Domenico Alloa, proveniente da Vigone e imbarcatosi a Bordeaux, Francia, e nel 1883, anno in cui giunse anche in Argentina il mio bisavolo materno Bartolomeo Luigi Allanda, oriundo di Cavallermaggiore. Da lì in poi, le loro vite e quelle dei loro discendenti trascorsero principalmente a Cañada Rosquín e San Martín de las Escobas, due paesi della provincia di Santa Fe… La storia di quegli altri Alloa ed Allanda che non dovettero emigrare risale invece al Medioevo ed è da questa più antica storia che inizia questa ricerca genealogica.

Hugo Alloa

Los Alloa y la peste asiática / Gli Alloa e la peste asiatica




La peste que se abate sobre el Piamonte entre 1629 y 1630, diezmando la población de centenares de localidades, provoca varias víctimas entre los miembros de la familia Alloa de Carmagnola. Del total de doce enfermos de las diversas ramas de la familia que ingresan al lazareto el 26 de julio, el 13 de agosto y el 11 de septiembre de 1630, tan sólo cuatro escapan a la muerte: Gaspare Alloa (n. 1611) y Margarita Alloa (n. 1610), hijos de Giovanni Giacomo (1555 †1630), Giovanni Andrea Alloa (n. 1619), hijo de Giovanni Michele (1593 †1630) y Anna Alloa (n. 1620 ca), hija de Oddino Alloa (1595 † ant. 1665). De los ocho restantes, tras permanecer internados entre uno y treinta y dos días, tres fallecen en el lazareto: Giovanni Michele Alloa [1593 †1630, hijo de Giovanni Andrea (n. 1559)]; Margarita Alloa [1571 †1630, hija de Antonio (n. 1545)]; y Gaspare Alloa (1607 †1630), hijo del ya citado difunto Giovanni Michele. Los otros cinco mueren en sus casas: Anna (1583 †1630), viuda de Giovanni Michele (1575 † ant. 1629), sus hijas Agnesina Alloa (1604 †1630), Timotea Alloa (1605 †1630) y Francesca Alloa (1616 †1630), y el ya mencionado Giovanni Michele Alloa (1593 †1630).

Giovanni Michele Alloa (1593 †1630) contrae la "peste asiática" y es internado el 26 de julio de 1630 conjuntamente con su hijo Giovanni Andrea Alloa (n. 1619) en el lazareto de Carmagnola, donde fallece al día siguiente. Su hijo Giovanni Andrea, por el contrario, sobravive al flagelo.

Fuentes: 1) Alfabeto delli nomi delli particolari che sono intrati nel lazzaretto di questo luogo l'anno 1630 fatto da me Guilio Cesare Bricrio di Carmagnola. 2) Malattie infeziose dell'uomo 1585 - 1836. Individui stati condotti al Lazzaretto il 13 agosto 1630. Biblioteca Civica di Carmagnola, Torino, Italia. 3) Abrate Mario (1972), Popolazione e peste del 1630 a Carmagnola, p. 151. Torino, Stamperia Artistica Nazionale. Biblioteca di Studi Piemontesi. Pp. 263.

Extraído de Con el correr de las generaciones de Hugo Alloa. 2008, Córdoba, Argentina.

La peste che colpì il Piemonte nel 1630 e decimò la popolazione di centinaia di paesi non risparmiò neppure la famiglia Alloa di Carmagnola tra i cui membri fece parecchie vittime. Tra i vari rami della famiglia, su un totale di dodici malati ricoverati al lazzaretto il 26 luglio, il 13 agosto e l' 11 settembre 1630 soltanto quattro scamparono alla morte: Gaspare Alloa (n. 1611) e Margarita Alloa (n. 1610), entrambi figli di Giovanni Giacomo (1555 †1630), Giovanni Andrea Alloa (n. 1619), figlio di Giovanni Michele (1593 †1630) ed Anna Alloa (n. 1620 ca), figlia di Oddino Alloa (1595 † av 1665). Degli altri otto, dopo un ricovero durato a seconda dei casi tra uno e trentadue giorni, tre morirono nel lazzaretto: Giovanni Michele Alloa [1593 †1630, figlio di Giovanni Andrea (n. 1559)]; Margarita Alloa [1571 †1630, figlia di Antonio (n. 1545)]; e Gaspare Alloa (1607 †1630), figlio del già citato fu Giovanni Michele. Gli altri cinque decessi avvennero a domicilio, quelli cioè di Anna (1583 †1630), vedova di Giovanni Michele (1575 † av 1629), delle sue figlie Agnesina Alloa (1608 †1630), Timotea Alloa (1605 †1630) e Francesca Alloa (1616 †1630), e del menzionato Giovanni Michele Alloa (1593 †1630).

Giovanni Michele Alloa (1593 †1630) contrasse la "peste asiatica" e fu ricoverato il 26 luglio 1630 assieme al figlio Giovanni Andrea Alloa (n. 1619) nel Lazzaretto di Carmagnola, dove morì un giorno dopo. Suo figlio Giovanni Andrea invece sopravvisse al flagello.

Fonti: 1) Alfabeto delli nomi delli particolari che sono intrati nel lazzaretto di questo luogo l'anno 1630 fatto da me Guilio Cesare Bricrio di Carmagnola. 2) Malattie infeziose dell'uomo 1585 - 1836. Individui stati condotti al Lazzaretto il 13 agosto 1630. Biblioteca Civica di Carmagnola, Torino, Italia. 3) Abrate Mario (1972), Popolazione e peste del 1630 a Carmagnola, p. 151. Torino, Stamperia Artistica Nazionale. Biblioteca di Studi Piemontesi. Pp. 263.

 
Estratto da La Saga degli Alloa di Hugo Alloa. 2008, Córdoba, Argentina.