martes, 23 de junio de 2009

Il Chierico Luigi Ghione (1850 †1874)


Il chierico Ghione Luigi del fu Giacomo e della fu Allanda Antonia, nacque nel distretto della Parrocchia dei SS. Michele e Pietro in Cavallermaggiore il 12 ottobre 1850. Figlio di poveri, ma onesti e pii genitori, fin dai più teneri anni ebbe un amore speciale allo studio ed alla preghiera, che coltivò nel miglior modo compatibile all'umile suo stato. Cogli anni cresceva in lui lo spirito di preghiera e il desiderio di accostarsi spesso ai SS. Sacramenti specialmente alla santa Comunione che riceveva immancabilmente per lo meno ogni domenica, con non comune edificazione degli astanti. Seutivasi viva propensione allo stato religioso, anzi a farsi missionario, disposto, egli diceva, di spendere la vita per portare la fede nelle regioni degli infedeli, e qualora ne fosse stato volere del cielo, anche morir martire di Gesù Cristo. Con tali pensieri domandò d'essere {14 [180]} accolto noli, Oratorio di s. Francesco di False', colla speranza di poter quivi far qualche studio, attendere alla pietà, ed a suo tempo mandar ad effetto i santi suoi disegni. Accolto nell'Oratorio al, 1° di Maggio 1869, diede tosto prove non ordinarie di virtù. Fu costantemente ammirato per la sua prontezza nell'obbedire, per la sua umiltà e per la carità verso a Dio e verso al prossimo. I superiori avendo conosciuto il suo vivo desiderio di far gli studi, vollero appagarlo. Ma prima venne messo a lavorare in refettorio, nel quale ufficio dimostrò esattezza e pazienza, da rendere a tutti manifesto come in ogni cosa egli cercava unicamente la gloria di Dio.

Nelle ore che gli altri si ricreavano od uscivano a passeggio, egli soleva recarsi a far visita al SS. Sacramento, di poi si occupava a leggere, studiare, o si esercitava nella composizione. A tanta propensione e a sì belle apparenze di riuscita gli si affidò altro uffizio in cui avesse maggiore comodità di applicarsi alla scuola ed allo studio. Gli venne dato il servizio di portinaio, che tenne per due anni. Fu allora che si conobbe il nostro Luigi essere dotato di non ordinario ingegno. In bieve tempo potè completare il corso di lingua italiana, progredire in vani rami scientifici accessori, imparare la lingua latina cogli altri studi richiesti per la vestizione chiericale. Di quanta gioia fosse inondato il suo cuore quando si vide indossata la sospirata divisa chiericale, solo Dio può conoscerlo.

A questo punto depose il pensiero di farsi missionario o di appigliarsi ad una cosa più che ad un'altra; ma si consacrò per tutta la vita alla {15 [181]} Congregazione Salesiana, disposto a far quanto i superiori gli avessero assegnato. Io son persuaso, diceva, che dandomi all'educazione della gioventù, potrò accumulare lo stesso tesoro di meriti per l’ anima mia egualmente che se mi portassi tra gl'infedeli. Nel primo anno del chiericato il Superiore lo mandò nel collegio di Borgo a. Martino, affinché svincolato da ogni occupazione materiale, potesse attendere esclusivamente allo studio ed usarsi speciali riguardi alla sua sanità, che cominciava manifestarsi cagionevole. Quale sia stato il tenore di vita tenuto durante quella sua dimora, ce lo descrive in poche parole il sac. G. Bonetti Direttore del Collegio. Ill chierico Luigi Ghione, egli scriveva, era un modello di pietà, e come tale veniva stimato non solamente dai suoi confratelli, ma dagli stessi convittori che n' erano edificati. Divotissimo del SS. Sacramento si era fatto una raccolta di libri, che ne trattavano, e li leggeva con molta avidità, ancorché tormentato da un quasi continuo mal di capo. Era difficile che al mattino lasciasse la santa Comunione, e quando non lo si vedeva alla sacra mensa, si era certi che ne era impedito dalla malferma sua sanità. Dopo la sua morte si è trovato tra le sue carte un quaderno di poesie, tutte in lode di Maria, raccolte da varii autori, e scritte di proprio pugno. Egli compiacevasi di dettarle ai giovanetti, e cercar così d'infondere in quei teneri cuori la divozione verso la gran Madre di Dio, e di comunicar loro parte di quella fiamma d' amore per Maria, che gli ardeva in cuore. A fine di meglio giovare alle anime e star più unito con Dio, bramava d'essere ammesso al sacerdozio, laonde {16 [182]} quantunque di sanità male andata, il Superiore permise che ricevesse gli ordini minori, e poscia il Suddiaconato. Egli sperava che in seguito avrebbe potuto ricevere il Diaconato ed il Sacerdozio; ma Iddio aveva decretato altrimenti.

Assalito da alcuni sbocchi di sangue, sopportò la malattia colla rassegnazione de' santi, e spirava la bell'anima nel bacio del Signore il 13 luglio 1874 munito di tutti i conforti di nostra santa Religione, in età d'anni 24.

In questo nostro confratello noi possiamo ammirare un ritratto di s. Luigi Gonzaga, o di s. Stanislao Kosta, e dire di lui ciò che altri già applicava ai suddetti santi, ciòè: Brevi vivens tempore explevit tempora multa. Visse una vita breve, ma piena di molte opere buone, sicché l'anima sua era divenuta oggetto di compiacenza al cospetto di Dio, che la volle chiamare per torla dai pericoli della vita, e, come fondatamente speriamo, metterla al possesso dei veri godimenti del cielo.

in BREVI BIOGRAFIE DEI CONFRATELLI SALESIANI CHIAMATI DA DIO ALLA VITA ETERNA

http://www.donboscosanto.eu/oe/brevi_biografie_dei_confratelli_salesiani_%5B1876%5 D.php

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